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Il linguaggio dimenticato dei simboli 2

Il linguaggio dimenticato dei simboli - 2° parte

Inoltre vi sono simboli appartenenti ad un livello molto profondo. Sono rappresentazioni originarie e universali, radicate nell’esperienza dell’intero genere umano (da oriente a occidente) e comuni a tutti gli uomini. Jung li ha chiamati “archetipi dell’inconscio collettivo” (es. Sole, Fuoco, Terra, Madre, Montagna ecc.) Così come l’amore, la nascita, la creazione, la distruzione, la morte, la trasformazione  sono alcune esperienze archetipiche condivise da tutti gli esseri umani. Tra questi si inseriscono anche i simboli collettivi come quelli associati alla nostra Ombra (la parte di noi che non vediamo e che, quindi, sta in ombra): un aspetto non accettato di noi stessi può apparirci sotto forma di mostro, diavolo, acque putride, scassinatore oppure attraverso una rappresentazione collettiva come la figura di un Hitler, di un Dittatore. L’espressione della nostra totalità, chiamata Anima, Saggezza profonda o Sé superiore, può assumere le sembianze di un sacerdote, un monaco, una vecchia saggia, uno sconosciuto misterioso, un angelo, un guru, un animale saggio, una energia radiante,  un dio, una dea, Cristo, Buddha. Altri simboli derivano da aspetti più culturali. Il colore rosso nella nostra cultura occidentale può rappresentare sia un pericolo, un divieto, un fermarsi (semaforo rosso) sia il sangue (vita o morte); per altri versi, e anche associato alla sessualità, alla passione (rose rosse) e alla scelta dell’incarnazione per i Buddhisti.   Degni di nota sono anche i misteriosi cerchi nel grano, che ci ripropongono, tramite meravigliose e precise geometrie, i segni di un linguaggio eterno che abbiamo dimenticato. Questo fenomeno, esteso in tutto il mondo, ci colpisce per l’universalità dei suoi simboli (cerchio, stella, spirale, occhio, ank ecc.). Messaggi in codice da altre forme di intelligenza? Scherzi da ingegneri burloni? Non importa tanto lo disquisire sulla loro origine quanto il comprendere l’impatto che producono sul nostro immaginario. Se questo fenomeno continua a ripetersi con una certa costanza – sembra anche attraverso i secoli – non possiamo più ignorarlo o sminuirlo. È un qualcosa che ci “parla”, come il sogno,  e ci “trasmette” un messaggio che bypassa la nostra razionalità per toccare la nostra anima collettiva. La questione rimane aperta e piena di sorprese!

©Marie Noelle Urech

 

 

 

 

 

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