X
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.

il corona virus: una guerra ideologica

In questo tempo di crisi materiale e spirituale che l’Italia sta affrontando,   ora insieme con altre nazioni, desta meraviglia la divergenza emergente sul corona virus tra due scuole di pensiero.

Stiamo assistendo ad una vera e propria guerra ideologica che ricorda la disputa tra il chimico Louis Pasteur, il fisiologo Claude Bernard e il medico Antoine Béchamp alla fine del XIX secolo. “Il germe (virus, batterio) è tutto “ affermò Pasteur ed è stato necessario identificarlo -il piccolo organismo alieno - ed attribuirgli tutte le conseguenze patologiche di cui soffre la gente quando si ammala.

 

La teoria di Pasteur, nota come la Teoria dei Germi della Malattia,  afferma che specie fisse di microbi da una sorgente esterna invadono il corpo e sono la prima causa di malattia infettiva. Il concetto che tipi di batteri immutabili causano malattie specifiche è stato ufficialmente accettato come il fondamento della medicina allopatica e della microbiologia verso la fine del 19º secolo in Europa.

Chiamato anche monomorfismo (condizione di avere una singola forma), venne adottato dal complesso medico industriale e farmacologico, che iniziava ad affermarsi verso la svolta del secolo.

 

L’eminente Claude Bernard  si oppose al pensiero di Pasteur quando descrisse l’esistenza di un rapporto biologico causa-effetto tra esseri complessi, detti “superiori”, e ambiente esterno formulando l’idea rivoluzionaria di “terreno” o ambiente interno.

Senza che nessuno negasse l’esistenza di microrganismi, la questione era come gli organismi si comportano: 

se invadono dall’esterno o se sono essenzialmente delle forme di vita che si comportano in modi diversi a seconda delle circostanze, organismi che potrebbero non essere patogeni in alcune condizioni.

Ecco un esempio: un’infezione da Streptococco non si contrae a causa dello Streptococco, ma lo Streptococco (abituale commensale delle nostre vie aeree superiori) diventa virulento poiché il terreno sottostante si è alterato.

 

Il medico  Antoine Béchamp, uno dei primi batteriologi al mondo e contemporaneo di Pasteur, fece anche lui grandi scoperte scientifiche.  Antoine Béchamp pensava come Bernard che la malattia inizia dall’interno e che sono le condizioni all’interno del corpo a determinare come i microbi si adatteranno al “terreno”.

Inoltre teorizzò il Polimorfismo dei batteri, ovvero come i i batteri possono trasformarsi in virus (proteine complesse di lipidi a DNA) a seconda del "terreno", ossia dell'organismo in cui si trovano. Nel 1980 alcuni batteriologi (Sorin, Sonea, Panisset, Naessens) hanno confermato che il polimorfismo batterico era un fatto scientifico inconfutabile.   

 

Attualmente sui media ufficiali, sfila una serie di specialisti che parlano di “battaglia” contro un nemico venuto da fuori, sebbene non ne sia stata individuata con certezza l’origine. La ricerca affannosa del paziente zero assomiglia più al paradosso dell’uovo e della gallina e si è rivelata un fiasco.

Il linguaggio e le parole utilizzate sono forti: si parla di battaglia e di guerra al virus, un nemico dell’uomo che semina morte.

Essendo il virus contagioso, i portatori sani (asintomatici) rischiano di essere inseguiti come i fautori della propagazione del virus. Anche la sequenza delle informazioni dettate dai media ufficiali desta più panico che rassicurazioni: prima si annuncia il numero dei contagi, poi quello dei morti, infine quello dei guariti.

Ma cosa rimane impressa nella mente dell’uomo impaurito e non pensante?

Il numero dei contagi e quello dei morti! 

Il numero dei guariti passa assolutamente inosservato.

Così sbiadisce nelle coscienze il concetto che il covid19 sia un virus da cui si guarisce.  Come succede per altri virus, il pericolo esiste per le persone con un terreno debole,  gli anziani, gli  immunodepressi,  le persone la cui salute è compromessa da altre patologie.  Ma non vengono mai messi in evidenza i guariti e il fatto che esistono delle persone sane,  alla stessa stregua di quelle che trascorrono l’inverno senza prendersi l’influenza, su cui il virus non attecchisce perché il loro sistema immunitario è forte.  Anzi, potrebbero venire demonizzati coloro che non si sono ammalati perché contageranno gli altri!

Siamo al parossismo del paradosso, dell’assenza di ragione nell’era delle conquiste spaziali e della Scienza.

Sull’altro versante, abbiamo eccellenze del mondo della ricerca in biologia, della medicina, dell’epidemiologia di cui cito solo alcuni come il premio Nobel Luc Montagnier, il compianto Luigi di Bella,  Francesco Oliviero, Loretta Bolgan, Stefano Montanari, Carlo Alberto Zaccagna, Fabio Franchi che non vengono invitati sui media ufficiali, ma che spiegano altre cose che sono state studiate e dimostrate scientificamente da decenni, ma non allineate sul pensiero vigente.

 

Il mondo della scienza è diviso, le informazioni,  sfornate al pubblico 24 ore su 24,  si rivelano spesso incoerenti.

Chi ha ragione? Chi è credibile? La vera buona domanda da farsi è: cosa vogliamo credere?  

È meglio credere di essere le vittime completamente indifese di un virus alieno o credere nella straordinaria intelligenza del nostro “terreno”,  in grado di eliminare il virus?

Anche per i soggetti a rischio è opportuno non nutrire pensieri di impotenza o di morte, ma la consapevolezza  di avere un potente alleato oltre alla medicina che li cura e tenta di salvarli.

Quella che si combatte oggi non è soltanto un virus, è un conflitto ideologico di cui rischiamo di pagare caro le conseguenze in termini di salute, di economia, di visione del mondo.

Copyright 2015 Marie Noelle Urech
Realizzato con Simpleditor 1.7.5